Mostrare un capezzolo maschile sui social? Nessun problema. Mostrare quello di una donna o di una persona con seno? Rimozione, censura, segnalazione. Ed eccolo, servito, l’ennesimo doppio standard sessista.
Con la campagna “Fatti i capezzoli tuoi”, vogliamo fare luce (e rumore) su una disparità assurda: quella che trasforma un pezzo di pelle in scandalo solo se sta su un corpo femminile o femminilizzato.

Lo stesso capezzolo, due giudizi.
Un capezzolo è un capezzolo. Non ha genere. Non ha intenzioni. Eppure, se si trova su un petto letto come “femminile”, diventa oggetto sessuale per default, quindi da nascondere, regolare, punire. I social lo censurano. Gli algoritmi lo rimuovono. Le persone lo giudicano.
Ma attenzione: la questione non riguarda solo i social. È una mentalità culturale radicata, che lega il corpo femminile al pudore e lo carica di significati che nulla hanno a che vedere con la libertà, l’autonomia o il consenso.

E se ci facessimo davvero i capezzoli nostri?
Parlare di capezzoli è parlare di corpi, diritti, espressione. Ma è anche, e soprattutto, parlare di chi ha subito body shaming per non indossare il reggiseni, chi non può allattare in pubblico senza sguardi addosso, chi si è visto rimuovere post o profili per un centimetro in più di pelle, chi non ha un corpo standard e per questo viene doppiamente censuratə.

Fatti i capezzoli tuoi non è solo uno slogan ironico: è un invito a riflettere sul modo in cui giudichiamo (e regoliamo) il corpo altrui.

Il diritto alla pelle.
Non si tratta di esibizionismo. Si tratta di parità di sguardo e di spazio. Se un corpo può mostrarsi liberamente, tutti i corpi devono poterlo fare. La sessualizzazione forzata non è colpa della pelle, ma dello sguardo che la carica di significati distorti.
Vogliamo un mondo dove un capezzolo sia solo un capezzolo, fino a prova contraria.

Cosa puoi fare (davvero).
👉
Smettere di scandalizzarti per un pezzo di pelle.
👉 Denunciare i contenuti sessisti, non quelli liberi.
👉Supportare chi subisce censura ingiustificata.
👉 Educare al consenso, non alla vergogna.
👉
Normalizzare la nudità non sessualizzata

Vogliamo raccogliere storie, pensieri, immagini
Ti sei mai sentitə censuratə per come ti sei mostrato o mostrata? Ti hanno mai fatto sentire a disagio per non aver messo il reggiseno? Hai qualcosa da dire sul modo in cui i capezzoli vengono trattati online o offline?

Mandaci il tuo contributo: una frase, un audio, un aneddoto; una foto simbolica (non deve essere esplicita!); un pensiero da condividere in forma anonima o firmata.
Scrivici in DM su IG @twilovibes, via email all’indirizzo love@twilo.it, sul contatto whatsapp che trovi sul twilo.it oppure usa l’hashtag #FattiICapezzoliTuoi e taggaci: ne faremo una raccolta collettiva, creativa, rumorosa.
Una galleria di libertà in cui ogni corpo possa trovare spazio, rispetto e ironia.

Rispondi anche al nostro sondaggio anonimo!

Un capezzolo non è una bomba sociale. Lo diventa solo in una cultura che decide chi può mostrarsi e chi no. Fatti i capezzoli tuoi significa questo: lascia che le persone siano libere di abitare il proprio corpo, anche con un po’ di pelle in più.
Perché la vera rivoluzione passa anche da un capezzolo visibile.

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